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La propria natura

by oriente, 29 Luglio 2019

Una domenica piovosa e malinconica, con pensieri fastidiosi come la pioggia sulla lamiera. Provo a inventarmi qualcosa per invertire la frequenza. Mi bevo un te al gelsomino e inizio a mettere i tubetti dei colori sul tavolo. Una vecchia tela da riciclare mi fa venire in mente un periodo della mia vita.

Circa 23 anni fa ho iniziato a dipingere una natura morta, volevo fare la copia di quella del Caravaggio. Le nature morte le ho sempre trovate tristi, ma in quel periodo volevo provare a fare quadri normali, figurativi in quanto più commerciabili. Pur avendo fatto studi artistici, nel disegno dal vero ero negata. Mi era venuta l’idea di prendere lezioni private da un decoratore, pagavo e facendo chilometri per andarci. Ogni volta che arrivavo mi sforzavo per concludere pezzi di frutta e foglie, ma il dipinto avanzava di pochissimo. Lo sentivo lontano da me e non riuscivo ad entrare nell’azione. Mosso da pietà, l’insegnante mi disse che non poteva vedermi così amareggiata e delusa ogni volta, arrivavo serena e davanti a quella tela cambiavo umore. Così mi ha proposto di aiutarlo a dipingere un enorme murales moderno in un locale. Mi era tornato il sorriso e la motivazione. Mi sono divertita tantissimo e riguadagnata tutto quello che avevo speso per le lezioni.

Quello che ho imparato me lo ha insegnato il mio sforzo e il pensiero di Caravaggio. Per lui dipingere significava accettare la vita così com’è, con tutte le sue sue imperfezioni. Se l’ha detto lui, uomo dal  carattere permaloso, litigioso e violento!

Mentre dipingo filosofeggio e penso. Ieri ho finalmente cancellato la vecchia tela incompiuta. E’ meglio cancellare per riscrivere, i segni sotto rimangono, ma quelli nuovi sono i più forti.
Attendere tutta la vita qualcosa, un cambiamento che non avverrà mai è roba da pazzi. La tela è ancora la stessa, sono cambiate tante cose della mia vita rispetto a 23 anni fa,  l’unica cosa che non è mai cambiata e che non cambierà mai è che non  so disegnare,  ma posso continuare a dipingere la realtà come la vedo io.

Ho capito che dobbiamo accettare la nostra natura e che la realtà che vediamo è l’interpretazione di quello che siamo. Se impariamo ad accettarla, possiamo metterci dentro tanto colore!


  

(Quadro Ispirato da una vetrinavista a Bologna con tappeti e divani di Missoni)